Terzo grado

Novembre 13, 2008

L’AMACA di Michele Serra | da “la Repubblica” 06-11-2008:

“Non è per contraddire Barack Obama, ma “il Paese dove tutto è possibile” non sono gli Usa. È l’Italia. Dove è possibile che il capogruppo del partito di maggioranza commenti l’elezione di Obama dicendo che fa contenta Al Qaeda. È possibile che il leader di un altro partito di governo abbia definito “bingo bongo” gli africani. È possibile che un altro autorevole leader di quel partito abbia definito “culattoni” gli omosessuali. È possibile che un sindaco del Nord inviti a trattare gli immigrati come “leprotti”, a fucilate. È possibile che Marcello Dell’Utri (interdetto dai pubblici uffici, e però senatore della Repubblica: è possibile anche questo) ammonisca le giornaliste del Tg3 perché abbassano il morale della Nazione. È possibile che il premier, proprietario di televisioni, nel pieno del suo ruolo istituzionale inviti gli imprenditori a non destinare investimenti pubblicitari ai suoi concorrenti. È possibile che, in piena crisi finanziaria, lo stesso
premier esorti ad acquistare azioni indicandone il nome. È possibile che una trasmissione della televisione pubblica sia oggetto di una spedizione punitiva di squadristi. È possibile che un ex presidente della Repubblica rievochi la violenza e gli intrighi di Stato come metodo repressivo delle manifestazioni studentesche. E sono possibili mille altre di queste meraviglie, nel solo vero paese dove veramente
tutto è possibile. Così possibile che si è già avverato.”

“Guardi, signorina, in questo genere di cose ci sono tre gradi consecutivi: quello della possibilità , quello della probabilità e quello della certezza.” rispose un giorno un professore alla domanda se ci sarebbe stato il suo esame un certo giorno. “E in quale grado ci troviamo adesso?” fu la replica.

Qui, mi sa che noi siamo passati ormai al terzo.


E ci risiamo.

Novembre 9, 2008

Di seguito il testo della lettera aperta di Cossiga al capo della Polizia Antonio Manganelli.

Caro Capo [Antonio Manganelli, ndr] per alcune dichiarazioni paradossali e provocatorie da me rese sul come gestire l’ordine pubblico in questa ripresa di massicce manifestazioni e come, spengendo tempestivamente i focarelli, si possa evitare che divampino poi gli incendi, mi sono beccato denunzie da molte persone, sacerdoti, frati e suore comprese, e sembra che me sia in arrivo una da parte di S.Em.za il Card. Tettamanzi, firmata anche dai alcuni suoi fedeli adepti dei Centri Sociali, dei No Global e dei Black Bloc». «Osando contro l’osabile – continua -, caro Capo, vorrei darLe un consiglio. Gli studenti più grandi, anche se in qualche caso facendosi scudo con i bambini, hanno cominciato a sfidare le forze di polizia, a lanciare bombe carta e bottiglie contro di esse e a tentare occupazioni di infrastrutture pubbliche, e ovviamente, ma non saggiamente, hanno reagito con cariche d’alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante. È stato, mi creda! un grande errore strategico». «Aspetterei ancora un po’ – prosegue nella lettera – adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di ‘Bella ciao’, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno». E non solo. «Il comunicato del Viminale – conclude – dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di ‘Hitler! Hitler!’. Questo il mio consiglio».

Eccoci di nuovo, il Senatore replica, possiamo dire che a questo punto si tratti effettivamente di un comportamento compulsivo, zitto proprio non ci riesce a stare, ma sai, se quello che dicesse fosse relativamente innoquo, si potrebbe anche lasciarlo parlare, felice lui..

La questione è ben diversa però, qui si tratta a tutti gli effetti di un suggerimento alla violenza vero e proprio, ma non una raffica di manganellate, bensì un progetto studiato per bene a tavolino, avente come obbiettivo la soppressione cruenta del libero diritto di manifestazione del pensiero.

Ricordiamo tutti insieme al Presidente emerito, gli articoli 17 e 21 della nostra Costituzione, ha presente Senatore quali sono? sono quelli in cui si fa esplicito riferimento alla libertà di manifestazione del pensiero e alla libertà di riunione, li conosce, sono scritti su quel pezzetto di carta di cui lei doveva essere garante nel periodo della sua Presidenza della Repubblica, si quel periodo, in cui era al Quirinale…

Evidentemente il nostro Senatore se li è dimenticati, e allora via agli insulti, contro cardinali, studenti e chi più ne metta..

Mi immagino che cosa ha fatto quando tempo fa aveva un certo potere decisionale dato che adesso alla sua veneranda età le spara di questo tipo.

Stranamente in quest’occasione sono d’accordo con Carla Bruni Sarkozy, la quale commentando le frasi “infelici” di Berlusconi su Obama ha espresso il suo stupore sulla mancanza di reazione da parte dell’Italia, stessa cosa può essere detta a questo proposito, nessuno dice niente o comunque poche persone,

la verità è che ormai siamo abituati, il che è assurdo, ci siamo abituati a proclami di questo tipo,

GENTE APRITE GLI OCCHI…


Ragazzi allegri e burattini di legno. di Eugenio Scalfari

Novembre 2, 2008

CHE stia avvenendo qualche cosa di nuovo nel paese Italia, nel paese Europa e in tutto il mondo è sotto gli occhi di tutti. Qualche cosa di profondamente nuovo.
Giulio Tremonti lo ha detto due giorni fa parlando nella riunione celebrativa del risparmio. “Non è soltanto una discontinuità, ma qualche cosa di molto più profondo” ha detto con voce sommessa e quasi parlando a se stesso. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo portare al primo posto l’etica e puntare sui valori e non sugli interessi”. Sembrava di ascoltare Ugo La Malfa. Quasi quasi me lo sarei abbracciato. Ma poi mi è venuto in mente che gli stessi concetti, in forma magari più disadorna, erano stati enunciati dalla figlia di Berlusconi, non quella entrata nei giorni scorsi nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca che sull’etica pecca un po’ per difetto, ma la figlia più giovane. C’è stato un passaparola? Folgorazioni di massa sulla via di Damasco? Le anime belle sono finalmente la maggioranza del paese?

Tutto è possibile anche se stento a crederlo. Però qualche cometa in cammino c’è: tra quarantott’ore voterà l’America e forse avremo un giovane meticcio di pelle scura alla guida della più grande potenza mondiale. Incredibile ma possibile, anzi probabile. I pessimisti ad oltranza si rassicurano ripetendo che anche se ciò avvenisse nulla cambierebbe perché il potere è il potere e chi lo amministra si comporta sempre allo stesso modo da che mondo è mondo. Il potere è il potere, questo è vero; ma non ha mai la stessa forma e lo stesso volto. Un nero alla guida degli Stati Uniti non somiglia a nessun altro inquilino tra quelli che l’hanno preceduto alla Casa Bianca se non altro per il fatto maledettamente oggettivo d’avere alle spalle un popolo che fu portato in catene nelle pianure della Florida, del Texas e del Tennessee. Lui farà probabilmente di tutto per non vedersi così, ma gli altri è così che lo vedranno e si aspetteranno un potere che abbatta le barriere tra gli uomini di buona volontà. E lui non potrà deluderli proprio perché lui il potere lo ama. Torniamo a casa nel nostro piccolo cortile che amiamo di più. Giovedì mattina guardavo sfilare il corteo degli studenti e dei docenti in via Arenula, allo sbocco di Botteghe Oscure. Un corteo immenso, una fiumana giovanile frammista con capigliature grigie, mamme con bambini, maestre e professori che non perdevano di vista i loro ragazzi. Sembrava ed era un popolo insorto. Un passante mi ha riconosciuto e mi ha chiesto: “La solita ragazzata non è vero? Che ne pensa?”. Ho risposto: “Quelle dei ragazzi sono sempre ragazzate ma a volte cambiano la storia”. Pensavo alle ragazzate nell’Europa del 1848. E poi pensavo al Sessantotto dei “figli dei fiori”, dai “campus” americani all’occupazione della Sorbonne e alla “Primavera” di Praga. Infine alla piazza di Tienamen, sotto le mura della Città Proibita. Ragazzate, certo. Giocose. A volte tragiche. Maremoti di emozioni e di vitalità dopo i quali alcuni luoghi del mondo furono diversi da prima. Non so se migliori, ma certo diversi e la diversità è comunque un segno di movimento e di allegria. I cortei dell’altro giorno erano allegri e imponenti. Apolitici? L’apolitico è indifferente per definizione. Non ha interesse alla “polis”, cioè alla città, cioè alla “res publica”. Ma quei ragazzi, quei maestri, quelle famiglie marciavano, gridavano, cantavano in nome della “res publica”. Dicevano no ad uno scempio ma dicevano sì ad una riforma seria, ad una nuova città del sapere. I pessimisti hanno scritto che quelle ragazzate servono ai “baroni” per mantenere i loro detestabili privilegi. In realtà questi strani pessimisti scrivono ciò che sperano e quando parlano dell’occupazione delle scuole ci mettono due k invece di due c. Non credono a niente e non sperano niente. Sono i grilli parlanti di un mondo di burattini di legno. Quando i burattini diventano ragazzi in carne ed ossa i grilli parlanti perdono il loro ruolo e cessano di esistere. Io non credo che i ragazzi protagonisti di queste ragazzate coprano gli interessi dei baroni. Ma qui la questione si fa più complessa. Chi sono i baroni oggi nelle Università e nella scuola? Quali sono i malanni della scuola da estirpare e quali interessi la insidiano e vogliono impadronirsene?

La scuola elementare italiana è, complessivamente considerata, un punto di eccellenza in tutta Europa. Non ci sono fannulloni. Docenti e personale di servizio lavorano come e più dei loro consimili europei e con risultati migliori. Questo risulta da tutte le statistiche internazionali. I costi sono eguali alla media Ocse, ma i maestri sono pagati meno dei colleghi stranieri. Le aule sono insufficienti. Molti edifici scolastici, specie nel Sud, non sono a norma. Quale che sia il parere del deputato Bocchino e del ministro Gelmini, la moltiplicazione dei pani e dei pesci è un miracolo che ha compiuto soltanto Gesù di Nazareth. Se il tempo pieno è possibile oggi e si potrebbe utilmente estendere e migliorare, non sarà possibile dopo i previsti licenziamenti di massa. Non ci vuole molto a capirlo. Il vero malanno comincia con la scuola media e peggiora alle “superiori”. Lì bisogna preparare una riforma, lì occorre convocare studenti, docenti, famiglie e lì il ministro deve esporre la sua visione culturale di una scuola nella quale entrano ragazzi di ogni ceto sociale e – ormai – di diverse etnie. Lì si affaccerà anche il federalismo con la necessità di coordinare i poteri di indirizzo dello Stato, la competenza regionale e comunale, l’autonomia degli istituti. Il bullismo è un problema serio ma dominarlo affidandosi soltanto ad una politica scolastica muscolare è pura illusione. Uno dei possibili modi per venirne a capo è quello dei “tutori” e del miglioramento della qualità didattica. Del fascino che una didattica intelligente può suscitare nella fantasia dei giovani. Questo è il contrario dei tagli poiché richiede semmai maggiori investimenti, controlli di qualità su insegnanti e istituti. Il miglioramento indispensabile della scuola secondaria e superiore comporterebbe di per sé un salto di qualità dei corsi universitari che sono attualmente alle prese con una massa di studenti impreparati ad affrontare l’università. Per risolvere problemi di questa complessità ci vuole grande esperienza e specializzazione fatta sul campo. Mi ha colpito quanto ha scritto in proposito su “Repubblica” Aldo Schiavone. Ha negato, citando autorevoli fonti statistiche, che l’università italiana sia di pessima qualità. Credo che piacerebbe ai lettori saperne di più in proposito, quella di Schiavone è una voce fuori dal coro. Può approfondire la questione?

Gli studenti temono la privatizzazione delle università.
Anche questo è un tema difficile. Le fondazioni comunque hanno caratteristiche in parte private ma in parte pubbliche. Negli Stati Uniti hanno dato risultati non omogenei, toccando punte di eccellenza e punte di mediocre livello. Certo vanno rivisti il numero eccessivo di corsi di laurea e il numero eccessivo delle università. I baroni? Esistono ancora ma il loro potere è in declino: la globalizzazione del sapere, specie di quello tecnico scientifico e medico, sta cambiando la struttura stessa della conoscenza applicata. Le baronie accademiche non hanno più la potenza di un tempo rispetto alla casta costituita dagli assessorati regionali e comunali in raccordo con le Asl e con i primariati ospedalieri o con gli appalti e i subappalti nei settori dell’urbanistica e dell’edilizia. E’ lì che bisogna incidere e tagliare. Motivi di disagio ne esistono dunque a iosa in un mondo dove il lavoro non offre sbocchi sufficienti e la flessibilità si è ormai cristallizzata in precariato generazionale. Due intere generazioni, quelle nate negli anni Settanta e Ottanta, sono state di fatto confinate nella mediocrità dei redditi e nell’inesistenza delle carriere. I quarantenni di oggi sono umiliati e offesi. I ventenni insorgono. Questa è la novità. Non sono affatto apolitici anzi sono estremamente politicizzati ma non guardano ai partiti, guardano al loro problema, alla scuola e al lavoro, ai fatti e non alle parole. Ai fatti semplici e concreti. Le parole del governo alimentano la loro rabbia. Il decreto dei tagli è offensivo. La Gelmini è oggettivamente offensiva. Maroni, che proclama denunce, è oggettivamente offensivo dove l’avverbio serve a sottolineare la stupidità dei comportamenti di fronte alla serietà dei problemi. Questa situazione ha cominciato ad erodere il consenso berlusconista. Fino a poche settimane fa sembrava una muraglia non scalfibile, ma adesso molti mattoni hanno cominciato a cadere, qualche travatura è precipitata, l’intonaco si sbriciola ogni giorno di più. Avevo scritto domenica scorsa che la maggioranza silenziosa che gonfia i sondaggi berlusconiani si sta sfarinando in una serie di minoranze parlanti e protestanti. Scrivevo questo all’indomani della manifestazione del Partito democratico al Circo Massimo. Dopo la settimana studentesca questo sfarinamento della maggioranza silenziosa è ancora più vero e più evidente. La crisi economica morde ora la carne viva del ceto medio e dei lavoratori, allarma le imprese e gli artigiani. Il governo ha dissipato miliardi in provvedimenti senza senso a cominciare dall’abolizione dell’Ici sulle dimore degli abbienti. Non si è reso conto che tempesta finanziaria avrebbe prodotto recessione produttiva e crollo dei consumi ed è ancora lì che studia rappezzi senza una strategia che ricostruisca la fiducia.

Eugenio Scalfari                Da La Repubblica del 2/11/2008


Aspettimo un pò…

Novembre 2, 2008

In questo articolo di Repubblica, si fa riferimento al fatto che Berlusconi abbia rimandato la presentazione del piano di riforma delle Università, affermando che, “è meglio aspettare che si calmino le acque”..

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/stop-universita/stop-universita.html

sta a noi non calmare le acque, per evitare di essere colti impreparati nel momento in cui questo piano verrà presentato..


Guardate qui!

Novembre 1, 2008

http://it.youtube.com/watch?v=zrKKT-Y531I

qui eravamo nel 2005!

 

http://video.libero.it/app/play?id=fa8ded806b4a8b560091c7bef8fdbc86

 

qui siamo nel 2008…

va beh che dire……………………………………………


Ora andiamo avanti!

Novembre 1, 2008

Il decreto Gelmini è stato convertito, i nostri cortei sono sfilati, tutto sembra dietro di noi ormai, come se qualcosa che doveva avvenire, fosse avvenuto e domani è un altro giorno…

di fatto non è cosi, in queste settimane tutti noi abbiamo operato con grande forza per contrastare quello che riteniamo essere un omicidio non della pubblica istruzione, ma della cultura tutta intesa come sapere comune, e abbiamo ottenuto in risposta che cosa? da un lato quello che era prevedibile ricevere, insulti, svilimenti, diffide, minacce, e svalutazioni, per fare un’esempio basti fare riferimento alla quantomeno allucinante intervista di quello che dovrebbe essere un Presidente emerito della Repubblica, Cossiga.

Abbiamo ricevuto bastonate, sulla cui origine bisogna fare luce, e bisogna pretendere luce, abbiamo ricevuto le accezioni e le definizioni più svariate, ma d’altro lato cosa abbiamo scoperto?, abbiamo scoperto che una coscienza comune e forte esiste, che i giovani che possiedono reali ideali e valori ci sono, che stiamo lavorando tutti insieme nella difesa di qualcosa che consideriamo troppo prezioso per essere sporcato, e malamente mercantizzato, ci siamo resi contro della nostra voce e del valore della nostra voce, del fatto che insieme qualcosa possiamo veramente cambiarla, perchè possiamo veramente cambiarla!

Probabilmente in alcuni, molti di noi è presente ad oggi un forte sconforto, stiamo lottando con forza ma sembra di sbattere contro un muro, e un pò di rassegnazione prende piede nelle nostre convinzioni.

Tutto questo non deve accadere, non proprio adesso, è proprio questo il momento cruciale in cui non dobbiamo tirarci indietro, in cui se possibile, e lo è, dobbiamo muoverci in modo ancora più convinto e forte di prima, dobbiamo lavorare insieme.

Credo fermamente e come me molte altre persone con le quali ho parlato che questa grande realtà non sia soltanto una protesta contro la riforma Gelmini, credo al contrario che una forte consapevolezza si sia formata in noi, ossia che ciò che rischia non è solo l’Università in quanto pubblica, ma è il libero pensiero in quanto tale.

Ciò che si perderebbe sarebbe la possibilità di formarsi di un libero pensiero e di una libera coscienza in ciascuno di noi, la possibilità di essere critici e consapevoli.

Tutto ciò unito a realtà che alcuni esponenti politici ritengono “ininfluenti” come la “segregazione” a cui sarebbero costretti dei bambini, e dico bambini e ad altre belezze di questo tipo, dicevo, tutto ciò si immette in un percorso che non è possibile accettare, il tentativo di mascherare il tutto con il grembiule a scuola è la conferma di un tentativo molto forte, quello di impedire la formazione di uomini autonomamente pensanti.

Ciò che noi dobbiamo fare è impedire che ciò avvenga, attraverso una realtà fondamentale, la vera informazione, dobbiamo fare informazione, in tutti i modi, dobbiamo mostrare alle persone che non siamo dei facinorosi fannulloni populisti ma operare insieme.

Risvegliamo un pò di coscienza etica, di rispetto per l’altro in questo paese, e affermiamo a grande voce che noi a perdere l’educazione, in tutte le sue forme non ci stiamo.